Il Mangelo: Un ristorante a Milano che non fa minimalismo fighetto ma cucina verace

Di Tommaso Farina
Che bello ritrovare a Milano un altro ristorante “massimalista”, contrapposto al minimalismo fighetto, supercilioso e dilagante che ormai attanaglia la città italiana purtroppo più esterofila e corriva nei confronti delle mode.
Non ditelo neppure, alla famiglia Galantino: padre, madre e figlio, pugliesi di Bisceglie, ristoratori per vocazione. Al limitare della Chinatown, mandano avanti un locale, Da Giulia (questo il nome della signora Galantino), ch’è un antidoto ai sapori di massa.
Cucina mediterranea, dicono di fare. E la fanno. Influssi siciliani ma specialmente pugliesi, come da carta d’identità. Il tutto da delibarsi in un ambiente con tavoli grandi, sedie comode, foto artistiche alle pareti, luci soffuse, al punto che sembra di entrare in un altro mondo. La carta dei vini è quasi tutta composta da bianchi del Sud, selezionati con acume e originalità, tanto che perdoniamo la mancanza d’indicazione dell’annata.
ristorante-da-giulia-milano-2E ora, la cucina. All’inizio arriverà un assaggio di focaccetta fatta con la farina di “grano arso” pugliese, con una ricotta infornata di Castelvetrano. Poi, i piatti: qui si viene per la personale rielaborazione dei crudi di pesce, un classico per nulla modaiolo a Bari e dintorni. Ma gli antipasti cotti non demeritano: il polpo grigliato al pepe rosa è di rara spontaneità.
Grandiosi e barocchi, di primo, i busiati (pasta fresca di tradizione sicula) di farina nera con pesto di pistacchio e bottarga di tonno alla siciliana; attirano i paccheri ripieni di pesce spada con vellutata di melanzane viola, e il risotto ai gamberi rossi al profumo di finocchietto selvatico.
Di secondo, se siete in due, provate il gran fritto. Altrimenti, consolatevi con la stupenda, possente parmigianina di tonno con crema di zucchine e porri saltati, un piatto da provare assolutamente.
Di dolce, il biancomangiare con crema di sottobosco, o la cassata infornata. Una cucina che non fa prigionieri. Spesa di circa 60 euro a cranio, per pesce di qualità suprema e tanta simpatia.